Domenica mattina. Palazzetto. Tanti bambini bellissimi, gioiosi nei loro karategi bianchi. Eccitati, emozionati: c’è una gara stamattina!! Ma sono tranquilli, pervasi da una serenità che solo le anime pure hanno: sono lì per divertirsi, questo è solo un gioco: se va bene è tutto a posto, se va male una medaglia c’è per tutti, non ha importanza.
Per i ragazzini non ci sono arbitri incapaci, non ci sono giudici scontrosi: per loro non c’è proprio nessuno del mondo dei grandi! O meglio: ci sono ma è indifferente: come al solito i grandi saranno lì perché i piccoli non si facciano male e non litighino. Cosa vuoi che capiscano gli adulti dei complicati affari dei bimbi: quello è un mondo troppo complesso per quei cervelli ormai schematizzti in vie a senso unico. Poveretti, che tristezza crescere!
A piccoli gruppi, sognando, passano parlottando davanti al tavolo vicino al podio, dove sono esposte le medaglie che fra non molto penderanno dai colli di questi piccoli samurai come il più importante dei trofei di battaglia.
Ecco si inizia: l’inno, il discorso di quell’adulto (uffa,sempre uguale, bla,bla,bla ma i grandi non hanno mai niente di nuovo da dire?), il saluto (oh, i maestri hanno detto ai bimbi che questo è importante) e poi via, ognuno nel gruppo in cui è chiamato.
Su ogni tatami c’è una terna arbitrale che dirige l’incontro e due giudici che regolamentano la gara. Una dei giudici del tatami centrale è strano. I bimbi se ne accorgono e la guardano incuriositi: è circondata da un alone dorato: possibile che solo loro lo vedano? Alcuni bambini chiedono alle mamme che li accompagnano perché quella strana Signora ha quella luce intorno, ma le mamme sono grandi e distrattamente rispondo ai figli di guardare bene: una persona è un essere umano, mica una lampadina! I bimbi pensano che crescere sia una gran fregatura :quante cose dimenticano questi adulti.
C’è un gruppo di bimbi pronto che deve gareggiare su quel tatami: la strana Signora fa l’appello. Ci sono tutti. Che strana adulta: ha una voce che ammalia e degli occhi che ti portano lontano, è bellissima. Forse non è un’adulta, chissà. Poi la Signora spiega le regole (è già le regole, uffa: ma se li lasciano giocare in pace vanno bene anche le regole). Chiede se è tutto chiaro e se i bimbi hanno delle domande (un adulto che chiede ai piccoli se hanno delle domande?? No decisamente non può essere un’ adulta). Un bimbo alza la mano, la Signora lo guarda sorridendo (non si scoccia e sorride incoraggiando?) “Io ho paura! Ma tanta” dice il bimbo mentre tormenta la sua cintura gialla. La Signora si avvicina al bambino, gli sorride e con i suoi grandi occhi verdi come il mare lo guarda. Poi si china verso di lui ed aggiustandogli il karategi gli sussurra “Tranquillo, è tutto a posto: ogni samurai che si rispetta prima di combattere ha paura: ma la paura va fatta amica e non va temuta. Non ti preoccupare, se la tua paura sarà troppo grande guardami, io sarò seduta là”.
E così la gara inizia. La Signora non perde d’occhio quel bimbo che ora è seduto: è in grande difficoltà. Chiuso, con le spalle ricurve … ha paura..non sa neanche lui di che..ma la paura ormai è la sua compagna..paura di tutto. Faccia tonda, occhi scuri: ma è il loro colore o è l’ingresso di quel profondo tunnel nero che finisce nel centro della sua anima tormentata? Quali demoni si annidano dietro le colonne del suo spirito, quali incubi popolano il suo sonno. È giusto a undici anni? Parla con sé guardando fisso in terra, unico compagno di se stesso. Sale sul tatami, perde gli incontri: non è sereno nemmeno per giocare … ma forse non sa più nemmeno cos’è giocare.
La Signora ad un certo punto fa un cenno agli altri ufficiali di gara e ordina loro di fare un incontro e di lasciarlo vincere al bambino. Gli uomini protestano ma la Signora li guarda e in quel momento diventa terribile: non parla ma gli uomini si sentono a disagio, prendono a muoversi nervosamente: può essere scesa la temperatura così repentinamente? Poi quella luce: sembra quasi che stia per scoppiare un temporale: ma è l’interno di un palazzetto, come può essere? “Quindi?” tuona paurosamente la Signora. Non sanno perché, in verità non si rendono neanche conto di ciò che è successo, ma devono assolutamente far vincere un incontro a quel bambino biondo dalla faccia rotonda e gli occhi neri come un profondo pozzo. Lo richiamano sul tatami insieme ad un bimbo fra quelli che almeno una gara l’hanno vinta. Il saluto, la presentazione del Kata, l’inizio, lo ‘Ioi’, il giudizio arbitrale: IL BIMBO HA VINTO! Gli occhi, i suoi occhi, piccole finestre sulla sua anima, stelle che brillano nel buio della notte. Torna a posto, si siede e almeno per un po’ è tornato bambino: felice, incredulo “ma allora forse …”pensa. Solo con se stesso si complimenta per la vittoria agitando quei suoi piccoli pugni con movimenti circoscritti e timidi … quegli stessi pugni che sbattono in terra ogni volta che i suoi genitori se ne vanno via lasciandolo in quella maledetta casa-famiglia … quegli stessi pugni che hanno rotto il naso di quel bambino ricco che lo prendeva in giro a scuola … quegli stessi pugni con cui si percuote con forza le gambe ogni volta che è solo piangendo ed incolpandosi per non poter stare con il babbo e la mamma: sicuramente è colpa sua: quante volte gli hanno ripetuto “se fai il cattivo mamma e papà se ne vanno?”.
Ma oggi quei pugni sono il segno della vittoria, sono il segno che forse anche lui può e li agita orgoglioso dentro il suo mondo che ora lo vede al centro di ogni cosa, incoronato come il più grande degli eroi mentre folle di persone lo acclamano. Poi di colpo si ferma stupito e si accorge di essere in mezzo ad altri bambini … forse uguali a lui … prova a toccarne uno: non si scansa .. allora lo guarda di nuovo, poi lo abbraccia felice gridando “Ho vinto”.
Finisce la gara e quella Signora, alla quale per prima aveva confidato le sue paure e che lo aveva incoraggiato, si avvicina e chiede “Allora come è andata?” E lui radioso “Ho vinto tre incontri” E la Signora “ma sei proprio sicuro di averne vinti tre?” “E sì: due ne ho persi e tre ne ho vinti!”
Sogna bimbo, sogna … è l’unica cosa che ti dovrebbe essere chiesta. Ricostruisci questa brutta realtà con i tuoi splendi sogni …. Con i sogni di tutti voi, nostre piccole speranze.
Brava e complimenti per il tuo Blog. Molto vero e molto intenso così come sai fare solo tu con la tua grande sensibilità.
Ciao e un bacione